XXIII Biennale d’Arte Pesarese

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Terza edizione della biennale d’arte pesarese, (XXIII quest’anno).

Mostra di opere realizzate dalle allieve e dagli allievi della sezione di Arti Figurative dell’Istituto d’Istruzione Superiore “F. Mengaroni”. 

 

Brochure-invito della mostra parte 1

Brochure-invito della mostra parte 2

 

 

È la prima volta che le ragazze e i ragazzi, diplomati il giugno scorso, quindi, ormai, ex allievi, si propongono al pubblico in una rassegna di questo rilievo, al di fuori del contesto scolastico e a fianco di artisti di più lunga pratica e fama. La loro selezione non è stata facile, tanto che si è preferito includere, non quattro, come nelle edizioni precedenti, ma otto giovani autori, pur, questa volta, con due sole opere ciascuno.
Ma è, comunque, la qualità che va considerata, non la quantità.

Chi, da fuori, si cimentasse nel giudizio delle opere presentate, potrà anche trovarvi, talvolta, elementi di didatticismo (pressoché inevitabile vista l’età in erba e la parzialità del percorso), talvolta anche una certa indecisione che le sospende in uno spazio di mezzo tra l’illustrazione e l’espressione grafica o pittorica pura che è, dopotutto, la cifra esatta, il doppio canale su cui le loro esperienze di formazione si sono dipanate e che non ha ancora avuto il tempo di maturare e risolversi in una direzione o nell’altra o di trovare, tra i due linguaggi, una sintesi compiuta. Delle due opere che ognuno di loro presenta non ci si dovrà, dunque, stupire se fra l’una e l’altra ci sarà un gap evidente. E neanche ci si deve stupire se gli stili poco sanno e poco sentono della cronaca artistica contemporanea, per altro assai eterogenea e disparata e, spesso, di faticosa decifratura, poiché loro partono prima di tutto da se stessi, dal proprio tempo, dalle loro visioni ancora acerbe e dalla misura dei propri bisogni di esplorare e di sperimentare, in primis, tanto per cominciare, il naturale e la figurazione.

Chi, da dentro e da vicino, conosce le persone, il loro punto di partenza, la loro evoluzione e altro ancora, sa bene quale e quanto valore dare a quelle piccole opere e quanto, senza il cammino percorso e l’impegno e l’energia profusi, i loro, nonostante le traversie, le inquietudini e le incertezze di un’età, anche quella, di mezzo, quel didatticismo avrebbe potuto essere più ingombrante. Al di là dell’indubbia capacità grafica, maturata, come sempre, attraverso l’esperienza del vero, come attraverso la somma di conoscenze visive e dell’esercizio di passioni e affezioni del tutto personali, si avverte la ricerca individuale di un proprio mondo poetico, di una fonte creativa, di un terreno su cui si possano coltivare storie, da cui possano scaturire immagini, racconti, sentimenti e la consapevolezza di come questo debba passare, per forza, anche attraverso il felice, ma non facile e, tantomeno, immediato incontro tra contenuto e forma, tra materia, tecnica e stile, attraverso il dialogo concorde tra un significato e un significante. È, questa, una ricerca complessa, alta, interiore e coraggiosa anche, perché, se sincera e pervicace, porta ad affrancarsi dai luoghi comuni e a inoltrarsi sul territorio, spesso poco frequentato, dell’originalità e delle verità.

Ma i presupposti perché questa possa continuare e dare frutti ci sono, perché, chi conosce le persone, sa che le loro menti non sono convenzionali né stereotipate ed è questa la cosa più importante, più importante dell’espressione pittorica in sé, più importante del consenso o meno da parte di un pubblico: trovare se stessi fuori da cliché, riconoscersi ed esserlo fino in fondo. L’arte è occasione e strumento di approfondimento, di indagine conoscitiva: non è il fine, ma solo un mezzo per questo scopo e questa occasione, non è, per loro, un punto d’arrivo, ma solo un punto di partenza, sia che la loro meta resti nell’alveo dell’arte, sia che si rivolga ad altri ambiti.

Ringraziamo l’Associazione “Emma Corvo” che offre, ancora una volta, ospitalità alle allieve e agli allievi più valenti della nostra Scuola e ringraziamo le allieve e gli allievi stessi che, degnamente, la rappresentano, augurando loro la fortuna che meritano.

Testo del prof. Rossano Baronciani

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